Ἔρος & Μισέρως

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Eros ammalia Misèros

 

Se l’Ego è quella terra di mezzo della Psiche in cui può nascere l’ἐρώτησις (la domanda) di quel domandare – ἐρωτάω – di cui si è innamorati – ἐρωτιάω – allora l’Id è il reame inferno il cui re è Μισέρως (misero?) che odia il re del reame superno: Ἔρος.

 

Ἔρος -ου, ὁ

Eros (= Ἔρως), dio HES. Th. 120 ecc.

 

μῑσέρως -ωτος

[μισέω, ἔρως]

che odia l’amore HDN. Epim. 206.16.

 

Il verbo amare – ἐράω – che regna nel desiderio – ἐπιθῡμία -ας, ἡ [ἐπί + θυμός] – dello ἐγώ (lat: Ego) s’oppone al verbo odiare – μισέω – che regna nell’angoscia – λύπη -ης, ἡ –  dello αὐτό (lat: Id).

 

μῑσέω, contr.

[v. μῖσος]

impf. ἐμίσουν, m. p. ἐμισούμην ‖ ft. μισήσω, m. μισήσομαι ‖ aor. ἐμίσησα ‖ pf. μεμίσηκα, m. p. μεμίσημαι ‖ ppf. μεμισήκειν BABR. 111.16, m. p. μεμισήμην ‖ aor. p. ἐμισήθην ‖ ft. p. μισηθήσομαι

1 attivo odiare ► con inf. avere in orrore che … IL. 17.272; μισῶ φίλοισιν ὕστερον βοηδρομεῖν odio che si arrivi tardi ad aiutare gli amici EUR. Rh. 333 ‖ odiare, detestare ► con acc. ANACR. 99.1 AESCHL. Pr. 1068 EUR. Hip. 93, al. ARISTOPH. Av. 36 ARISTOT. Rh. 1382a 5, al. CALLIM. epigr. 28.3 VT. Gen. 26.27 ecc.; μ. τὸν κλέπτην odiare il ladro ARISTOT. Rh. 1382a 7 | μ. καὶ καταφρονεῖν τινος odiare con disprezzo qcn. ISOCR. 13.1 | ► ass. provare odio o ripugnanza, odiare SOPH. El. 357 ARISTOT. An. 403a 18, al. ACH. 6.19.2

2 passivo essere odiato o detestato AESCHL. Pr. 45 THUC. 8.83.2 EUR. Ion 597, 611, al. ecc.; δῶρον μὲν ἀνδρός … ἐμοὶ μάλιστα μισηθέντος dono di un uomo che io odiavo più d’ogni altro SOPH. Ai. 818; μισηθέντος ἔσχατον μῖσος ὑπὸ τῶν πολιτῶν estremamente odiato dai concittadini PLUT. Cr. 6.5

  • ft. m. 1. pl. μισησόμεσθα EUR. Ion 97; sign. p. EUR. Tr. 664, al. ecc. ‖ aor. m. inf. μισήσασθαι CATENA Cath. Rom. 50.1.

 

Eros e Misèros potrebbero essere le due divinità preposte alle due tendenze fondamentali della Psiche: quella che tende al godimento compulsivo dell’appetizione e quella che intende il desiderio pulsionale della petizione. Odioso, detestabile è Misèros:

 

μῑσητός -ή -όν

[μισέω]

odioso, detestabile ARCHIL. 297 AESCHL. Ag. 1228 XEN. Mem. 2.6.21, 3.10.5 PLAT. Phil. 49e ecc.; πράττειν τὰ μισητὰ καὶ τὰ φαῦλα compiere azioni sgradevoli e malvage ARISTOT. EN. 1100b 35 ‖ cupido, voglioso CRATIN. 354 (donne).

 

Amabile, desiderabile è Eros:

 

ἐρωτοτόκος -ον

[ἔρως, τίκτω]

che genera o suscita amore MUS1. 159 NONN. D. 4.129, al. ecc.

 

Erotico è il desiderio dell’inconscio. Misotico è l’angoscia del subconscio. Se è vero, come sostiene Lacan, che Ça parle là où Ça souffre – laddove lo Ça lacaniano è (lo) Id cantiniano–, allora il mio latino deve suonare:

 

  • Id patitur
  • Ego loquitur / loquor

 

Ça parle là où Ça souffre Id patitur ubi Ego loquitur. Si parla dove si soffre. Il ‘si’ passivante è passività dolorosa come «passione della morte» del subconscio e attività desiderosa come «passione per la vita» dell’inconscio.

Il sogno inconscio traduce l’incubo subconscio nella lingua parlata da me. Il potere ipnotico dell’Ego è

 

ὑπνωτικός -ή -όν

[ὑπνόω]

a disposto al sonno, sonnolento ARISTOT. SV. 457a 26

b soporifero, sonnifero, narcotico HP. Mul. 2.201; φάρμακα ὑπνωτικά sonniferi, narcotici PLUT. QConv. 652c; θαρρύναντος αὐτὸν ὡς ὑπνωτικόν, οὐ θανάσιμον πεπωκότα avendolo rassicurato sul fatto che gli avesse dato da bere un sonnifero, non un veleno PLUT. Caes. 34.8

♦ avv. ὑπνωτικῶς

in modo sonnolento GAL. 19.149.

 

è potere ipnotico che ammalia la bestia feroce e mortifera dell’Id facendole parlare una lingua ad esso sconosciuta. La malia dell’Ego erotico scongiura il coma angosciante dell’Id misotico facendone un sonno desiderante: dal sonno profondo del coma ci si risveglia solo nel sogno dell’Ego.

 

κῶμα -ατος, τό

[v. κεῖμαι?]

  1. e poet. sonno profondo, sopore IL. 14.359 HES. Th. 798 ecc.; ἦ με μαλακὸν περὶ κ. κάλυψεν un dolce sonno mi avvolse OD. 18.201; ὕπνου κ. sonno THEOCR. epigr. 3.6 | med. stato comatoso, coma HP. Epid. 3.6 ecc.

 

Cemeteriale è il Reale: esso giace – κεῖμαι – come sostrato – ὑπόκειμαι [ὑπό + κεῖμαι] – psicologico, teologico e filosofico al contempo. La Realtà è il monumento cimiteriale che l’inconscio egoico (Ego) costruisce sul subconscio subegoico (Id): quel segno che come σῆμα (-ατος, τό) egoico custodisce il corpo significante del σημεῖον (-ου, τό) superegoico, cioè il sintomo del significato. Potremmo chiamare sonno quello inconscio e coma quello subconscio.

 

ὕπνος -ου, ὁ

[ie. *sup-nos; cf. lat. somnus, ai. svapna-, airl. suan, russ. son, litu. sapnas]

sonno: πεσὼν κοιμήσατο χάλκεον ὕπνον cadde e dormì un sonno di bronzo (la morte) IL. 11.241; ὕπνῳ καὶ καμάτῳ ἀρημένος vinto dalla fatica e dal sonno OD. 6.2; κατὰ δ᾽ ὕπνον ἔχευεν (le) infuse il sonno OD. 11.245; ὅτε μιν γλυκὺς ὕπνος ἱκάνοι quando il dolce sonno lo prende IL. 1.610; ἐμὲ δὲ γλυκὺς ὕπνος ἀνῆκεν il dolce sonno mi lasciò IL. 2.71; μαλακῳ δεδμημένοι ὕπνῳ vinti dal molle sonno IL. 10.2; ἀλλ᾽ οὐκ Ἀτρείδην … ὕπνος ἔχε γλυκερός il dolce sonno non prendeva l’Atride IL. 10.4; ἐπὶ δὲ γλυκὺς ὕπνος ὄρουσεν il dolce sonno volò su di lui IL. 23.232; τὸν ὕπνος ἔμαρπτε il sonno lo afferrò IL. 23.62; μιν ἐπήλυθε νήδυμος ὕπνος un sonno profondo la accolse OD. 4.793; εἰς ὕπνον πεσεῖν cadere nel sonno SOPH. Ph. 826; ὕπνου τυχεῖν prendere sonno ARISTOPH. Ach. 713; ἡδύν … ὕπνον καθεύδειν dormire un dolce sonno MEN. Cith. fr. 1.5; ἐκοιμήθησαν βαθὺν ὕπνον s’addormentarono profondamente LONG. 1.22.3; ὑπὸ τοῦ ὕπνου λελυμένος nell’abbandono del sonno LUC. DDeor. 19.2; τοὺς ἑτερόχρωτας ὕπνους i sonni condivisi LUC. Am. 42 | ὁ δ᾽ἐξ ὕπνοιο μάλα κραιπνῶς ἀνόρουσε egli si scosse di colpo dal sonno IL. 10.162; αὐτὰρ ὁ Νεστορίδην ἐξ ἡδέος ὕπνου ἔγειρε ma egli svegliò il figlio di Nestore dal dolce sonno OD. 15.44; οὐχ ὕπνῳ γ᾽ εὕδοντά μ᾽ ἐξεγείρετε non mi svegliate nel cuore del sonno SOPH. OT. 65; ἐξ ὕπνου στῆναι svegliarsi SOPH. Ph. 277; τῶν ὕπνων ἐξέθορεν si svegliò di colpo LONG. 1.26.2; τὸν βαθὺν τοῦτον ὕπνον ἀποσεισάμενος scuotendoti da questo sonno profondo LUC. Tim. 6; ἀναφέρειν ἐκ βαθέος ὕπνου svegliarsi da un sonno profondo HLD. 1.2.3 ‖ ► ass. con prep.: ἀπὸ πρώτου ὕπνου dal primo sonno THUC. 7.43.2 | διὰ μέσων τῶν ὕπνων in pieno sonno PLUT. Them. 28.6 | εἰς ὕπνον ἐχώρουν andarono a dormire LONG. 3.9.4 | ἐν ὕπνῳ nel sonno EUR. IT. 144; ἐν τοῖς ὕπνοις in sogno PLAT. Rep. 572b | καθ᾽ὕπνον ὄντα dormendo SOPH. Tr. 970, cf. PLAT. Leg. 800a; ἐπιστᾶσα κατὰ τοὺς ὕπνους apparsa in sogno ACH. 4.1.4 | περὶ πρῶτον ὕπνον nel primo sonno THUC. 2.2.1 ARISTOPH. Ve. 31 = περὶ πρώτους ὕπνους EUB. 12 ‖ personif. Ὕπνος, ὁ Sonno, dio, gemello della Morte IL. 14.231; figlio della Notte HES. Th. 212

  • sempre ῡ in Omero e per lo più in poesia.

 

L’ipnosi inconscia dell’Ego affascina ammaliando con l’affabulazione della sua loquela.

 

lŏquēla (lŏquella), ae, (f.):

loquela, parola, il parlare, linguaggio: fundit has ore loquellas, dice queste parole, VERG. Aen. 5, 842; Graia loquela, il parlare greco, OV. Trist. 5, 2b, 19; nutricis blanda atque infracta loquela, il parlare carezzevole e balbettante della nutrice, LUCR. 5, 230

[lŏquor + -ēla, -ella].

 

L’ipnosi inconscia dell’Ego fa innamorare per il suo potere di farsi significante del Reale nella poiesi della Realtà: il significato di Is et Ea. L’immagine del fachiro che ammalia il serpente potrebbe essere quella dell’Eros inconscio che affabula il Misèros subconscio.

 

fābŭlātĭo, ōnis, (f.):

conversazione, discorso, IUL. VAL., PALL.; storia menzognera, ARN.; pl., favole, Vulg.

[fābŭlor + -tĭo].

 

Fachiro è il povero, l’indigente, colui che è mancante così come suggerisce la sartriana manque à être:

 

Fachiro s. m. [dall’arabo faqīr, propr. «povero, bisognoso»]. – Religioso mendicante indù dedito a pratiche ascetiche che possono portare fino a fenomeni di catalessi (in origine il nome era assunto genericamente dai mistici musulmani, soprattutto da quelli affiliati a confraternite religiose). Nell’uso com., individuo che si sottopone a straordinarie esibizioni fisiche di digiuni, mutilazioni e altre prove di volontaria sofferenza. Come termine di similitudini e paragoni: via, non fare il f.!; è magro e ossuto come un fachiro.

 

L’Eros platonico del Simposio è figlio di Pòros e Penìa, laddove Πενία è

 

πενία -ας, ἡ

[πένομαι]

povertà, miseria, indigenza OD. 14.157 HES. Op. 717 PIND. fr. 109.4 HDT. 7.102.1 AND. 1.144 ARISTOPH. Pl. 549 ecc.; ἐν πενίᾳ γίγνεσθαι cadere in miseria PLAT. Rp. 613a = εἰς πενίαν καταστῆναι AND. 1.144; ἐν πενίᾳ μυρίᾳ εἰμί sono in completa miseria PLAT. Ap. 23c; πενίᾳ πιέζεσθαι essere tormentato dalla povertà XEN. Mem. 2.5.1 | pl. = sg. ISOCR. 8.128 PLAT. Lach. 191d ecc. ‖ mancanza ► τινος di qcs. PLOT. 2.4.16 ‖ personif. Πενία, ἡ

Povertà, ARISTOPH. Pl. 437, al. PLAT. Symp. 203b MEN. Dysc. 209

  • ion. πενίη.

 

Eros, per poter essere desiderio significante, deve essere quella penuria costitutiva dell’inconscio, che è soggetto proprio perché, a differenza del subconscio, non è soggetto all’oggetto. Questo è il senso del socratico «so di non sapere»: la coscienza di non sapere è la condizione per desiderare il sapere stesso. Al contrario, Misèros sa di sapere, e per questo non sa, e nemmanco può sapere: crede di sapersi soggetto, in realtà, senza sapere di essere, nel reale, soggetto all’oggetto; Misèros odia Eros perché nelle sue “mani” ogni «res α» diventa «res ø», ogni cosa potenzialmente simbolizzabile come res micra o res mega, diventa attualmente res nulla.

Eros appaga, Misèros paga, e perciò non ripaga. La redenzione è, latinamente, re-demo: ri-pago. In qualche modo, l’azione gratificante dell’inconscio è analoga a quella che il discorso del teologo ritiene santificante. Il Reale si mostra nella compulsione mercificante della reificazione. Eros apprezza, Misèros prezza. L’interesse miserotico è prezzolato, è interesse interessato.

Autore: damnātus

È meglio preservare il sonno prima del risveglio, che conservare la veglia dopo il risveglio.

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